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Il Negroamaro è un vitigno a bacca nera coltivato in tutta la Puglia, soprattutto nel sud della regione in quell'area geografica comunemente denominata Salento e che comprende i territori di Lecce, Brindisi e, in minor parte, la provincia di Taranto.
Attualmente in Puglia sono circa 17.000 gli ettari vitati di Negroamaro.
 
Le origini
Sull'origine del nome sono state avanzate diverse ipotesi: secondo alcuni, «negro» rappresenta un chiaro riferimento alla forte intensità cromatica, peculiarità particolarmente apprezzata sin dai tempi dei monaci benedettini; «amaro» potrebbe invece indicare l’imponente presenza di tannini, o anche il fatto che in passato la macerazione sulle bucce era molto prolungata, per cui al termine della fermentazione si avvertiva una forte prevalenza di sostanze amaricanti e un nettare molto scuro. L'ipotesi più accreditata è piuttosto che il nome Negroamaro derivi dalla fusione delle parole greca mavros e latina e niger, che significano entrambe “nero” e si riferscono al colore scuro delle bacche. Insomma, Negroamaro come nero-nero.
Come per altre varietà d'uva italiane, non sono certe le origini della pianta del Negroamaro. Le ipotesi più accreditate affermano che sarebbe stata portata dai colonizzatori greci intorno all’VIII sec. a.C., trovando in questa terra calcarea e siccitosa il suo habitat ideale. Quel che è certo è che vanta un legame ancestrale con questo territorio e, più che un autoctono, è il simbolo del Salento, nonchè uno dei vitigni più antichi d'Italia. 
 
Le caratteristiche ampeleografiche e viticole
Il Negroamaro è un uva che garantisce produzioni regolari e non particolarmente abbondanti e si adatta ad essere allevato sia col tradizionale allevamento ad alberello che a spalliera a filare basso. Si adatta a diversi terreni, pur preferendo quelli calcareo-argillosi (come ad esempio quelli rientranti nella Dop Salice Salentino). Sopporta molto bene i climi caldi e resiste alla siccità, non perdendo facilmente in acidità. Il grappolo ha forma corta e tronco-conica e può essere serrato (cloni più diffusi) o spargolo; la morfologia può variare sensibilmente dato il grande numero di cloni disponibili. Le bucce sono particolarmente ricche di polifenoli come il resveratrolo (molto studiato come antiossidante), di acidi fenolici e di antociani (dei quali la particolarmente stabile malvina rappresenta il 38%). La vendemmia viene effettuata dopo la prima decade di settembre e si conclude nei primi giorni di ottobre. 
 
Gli utilizzi
Nella vinificazione il Negroamaro viene impiegato in purezza o in blend, tradizionalmente con la Malvasia Nera o con il Sussumaniello. Negli ultimi anni non pochi produttori lo hanno "sposato" anche con il Primitivo. E' caratterizzato da giovane da un colore rubino profondo che si trasforma con gli anni in rosso-granato. 
Nei primi 2/3 anni di vita esprime un bouquet elegante e fresco con tipici sentori di visciole, frutti di bosco, tabacco, macchia mediterranea, radice di liquirizia, che emerge anche nelle versioni che non affrontano un passaggio in legno. Successivamente sono evidenti  gli aromi di prugna secca, pepe nero, erbe officinali e ginepro. 
Dà grandi risultati anche  vinificato in rosato con la Malvasia Nera con il tradizionale metodo dell'alzata di cappello, per la delicatezza dei profumi e la sua eccezionale bevibilità. 
Attualmente l’utilizzo del Negroamaro è previsto in ben 13 Dop regionali (su 28 presenti in Puglia): Alezio, Brindisi, Copertino, Galatina, Leverano, Lizzano, Matino, Nardò, Negroamaro in terra d'Otranto, Salice Salentino, Squinzano, Terra d'Otranto, ricadenti nelle provincie di Brindisi, Lecce e Taranto. Inoltre, si trova anche nel disciplinare della Dop Rosso Cerignola, che comprende una limitata porzione della provincia di Foggia. Le vigne si allevano prevalentemente con i sistemi ad alberello e a cordone speronato.
Il Negroamaro si può apprezzare in diverse tipologie: si va dal rosso riserva allo spumante rosato (sia versione  Charmat che metodo classico), dal moderno e zuccherino alle curiose proposte di bianchi profumati ed equilibrati. Menzione a parte merita il rosato di Negroamaro che si può fregiare di essere stato il primo vino rosato imbottigliato in Italia (Five Roses, de Castris, 1943). 
 
Curiosità
Questo vino è sempre stato utilizzato per aggiungere alcool e struttura a molti vini anemici del centro-nord Italia, perchè su grandi rese il Negroamaro offre un alto grado di alcolicità ma presenta pochi aromi distraenti floreali o fruttati, il che lo rende un vitigno complementare ideale, nonostante a volte la sua presenza nel blend si riduca ad un semplice supporto alcolico. Si dice anche che il Negroamaro sia aggiunto anche ad altri famosi vini italiani fuori dalla Puglia, nonostante non sia ufficialmente consentito al di fuori delle Dop non pugliesi.
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