homepage

nerotroia test
Il Nero di Troia, chiamato anche Uva di Troia, è la terza varietà autoctona pugliese a bacca nera per numero di ettari coltivati (ca. Ha. 1800) dopo il Negroamaro e il Primitivo.
Se il Negroamaro, coltivato nelle province di Brindisi e Lecce, rappresenta la varietà principale di tutte le denominazioni di origine del Salento, e il Primitivo identifica le produzioni della provincia di Taranto, il Nero di Troia ha nella provincia di Foggia e nel nord della provincia di Bari il suo territorio di elezione. Si compone così un trittico di varietà a bacca nera che esprime tutta la ricchezza e la diversità della Puglia vitivinicola. 
 
Le origini
Le origini della varietà sono incerte, mescolandosi poche cognizioni scientifiche a molte leggende. E’ il nome della varietà a fornire il primo indizio, collegandosi con la leggenda dello sbarco sulle rive del fiume Ofanto, sulla piana del Tavoliere, degli esuli fuggiti alla distruzione della mitica città di Troia, di omerica memoria, sotto il comando dell’eroe greco Diomede.
Racconta Alfonso Germinario, storico dell’agricoltura, che “l’esule eroe navigò per il mare Adriatico, fino a risalire l’Ofanto ove, trovato il luogo per lui ideale, ancorò la nave con delle pietre delle mura della città di Troia, che aveva portato con sé. Le stesse utilizzò come cippi di confine per delimitare il territorio dei campi Diomedei. Una di queste si può ammirare tra Barletta e Canosa, conosciuta come Menhir di Canne. Probabilmente l’eroe greco aveva portato con sé come ricordo… quei tralci di vite, che piantati sull’Ofanto, hanno dato origine all’uva di Troia”.
Fin qui la leggenda che, come tutte le leggende, presenta un fondo di verità. Sembra infatti accertata, attraverso lo studio di ampelografi del calibro del prof. Attilio Scienza dell’Università di Milano, l’ipotesi di un’origine adriatica del vitigno. Dall’analisi della frequenza degli “aplotipi”, infatti, il Nero di Troia sarebbe geneticamente vicino ad un gruppo di varietà appartenenti all’area culturale dell’Adriatico. Lo stesso nome potrebbe essere di provenienza albanese, dalla città di Cruja, tradotto localmente in “Troia”.
 
Le caratteristiche ampeleografiche e viticole
Il Nero di Troia, a causa di una gestione non corretta della sua propagazione sopratutto diretta a ottenere elevate rese per ettaro, presenta una grande variabilità dei caratteri ampelografici. Nei vigneti si distinguono principalmente due espressioni di questa varietà che per carenza di ricerca non possono essere definiti cloni: quella ad acino grande e a grappolo più serrato chiamata “ruvese”, che è la più diffusa e che è stata preferita in passato per le sue alte produzioni ad ettaro, e quella ad acino piccolo e a grappolo spargolo detta “canosina”, che si presume sia la manifestazione più antica della varietà, poco produttiva e pertanto oggi poco diffusa. Quest'ultima tipologia è quella su cui si concentrano maggiori studi e attenzioni per la produzione di vini di elevata qualità. 
Sotto l’aspetto fenologico (andamento vegetativo), la varietà può essere definita tardiva in particolare in relazione alla maturazione delle uve (dalla metà alla fine di ottobre). Questa è una caratteristiche che la differenzia dalle altre due varietà a bacca nera pugliesi, Negroamaro e soprattutto Primitivo, che hanno una maturazione decisamente più precoce (fine agosto il Primitivo e metà settembre il Negroamaro).
Sotto l’aspetto enologico, il Nero di Troia è caratterizzato da un colore vivo, un bouquet elegante e fresco con tipici sentori di viola, un palato non particolarmente acido, ma soprattutto ricco di polifenoli e in particolare di tannini che possono diventare invadenti se provenienti da uve non ben mature. Nel biotipo ad acino piccolo il rapporto buccia-polpa è elevato e la carnosità dell’acino è maggiore. Queste caratteristiche consentono una vendemmia più tardiva, quindi una maturazione più completa dell’uva e, per conseguenza, la produzione di vini con colore più intenso e con tannini molto morbidi.
 
Gli utilizzi
Queste condizioni ottimali difficilmente si riscontrano in un normale vigneto per cui, la tipica astringenza dei tannini del Nero di Troia, per tradizione è stata attenuata realizzando uvaggi con altre uve. Ciò si può riscontrare in tutti i disciplinari delle denominazioni di origine del centro nord della Puglia che prevedono l’utilizzo del Nero di Troia. Nella tradizione dei vini della Dop Castel del Monte, la varietà usata per attenuare la spigolosità del Nero di Troia è il Montepulciano, tanto che nei vecchi vigneti si usava piantare ogni tre filari di Nero di Troia un filare di Montepulciano. Il rapporto tra Nero di Troia e Montepulciano viene tradizionalmente invertito a favore di quest’ultimo se si vogliono ottenere vini più morbidi e di pronta beva.
Altre Dop che prevedono la presenza del Nero di Troia, in blend con altre varietà locali e non, sono Rosso Barletta, Rosso Cerignola e Rosso Canosa, Cacc'e Mitte di Lucera, Orta Nova. Il Nero di Troia è utilizzato anche nelle Docg Castel del Monte Rosso Riserva e Castel del Monte Nero di Troia Riserva. 
Negli ultimi 12-14 anni si è iniziato a produrre vini in purezza da Nero di Troia, che non hanno più bisogno del supporto del Montepulciano e capaci di esprimere appieno i caratteri di questa varietà. 
Oltre ai monovarietali, la vinificazione più recente comprende anche altre versioni del Nero di Troia, anche in rosato e in bianco. Inoltre, questa varietà conferisce considerevole finezza e freschezza anche ai vini che contengono Primitivo e Negroamaro, confermando le sue incredibili qualità come uva da blend. 
Il Nero di Troia esprime sensazioni eleganti di ciliegia, ribes, pepe nero, tabacco, sottobosco, e colpisce per le sensazioni setosa al palato, acidità elevata ma equilibrata, e tannini presenti ma raffinati. 
Il recupero del Nero di Troia ad acino piccolo, unito all’utilizzo di tecniche enologiche volte ad esaltarne il frutto e ad ammorbidire i tannini, sembra la strada giusta per la riscoperta di questa varietà. 
Oggi il Nero di Troia si distingue per la grande eleganza a prescindere che si tratti della versione giovane, in blend o da invecchiamento. 
 
Curiosità
Il Nero di Troia ha contribuito significativamente allo sviluppo dell'area di Castel del Monte in Puglia. Inoltre, la riscoperta per il Nero di Troia e questo territorio  ha richiamato anche l'attenzione anche su altre varietà autoctone ancor meno conosciute come il Bombino Bianco e il Bombino Nero, altre due varietà autoctone che danno vini gradevolissimi, seppur a lungo sottovalutati.



Il Nero di Troia

Il Nero di Troia

Il Nero di Troia, chiamato anche Uva di Troia, è la terza varietà autoctona pugliese a bacca nera per ...

Read more
Il Primitivo

Il Primitivo

Il Primitivo è un vitigno a bacca rossa coltivato in tutta la regione, che ha trovato habitat ideale s...

Read more
Il Negroamaro

Il Negroamaro

Il Negroamaro è un vitigno a bacca nera coltivato in tutta la Puglia, soprattutto nel sud della region...

Read more

Per offrirti il miglior servizio possibile questo sito utilizza cookies. Continuando la navigazione nel sito acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy - We use cookies to improve our website and your experience when using it. Cookies used for the essential operation of the site have already been set. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

I accept cookies from this site.

EU Cookie Directive Module Information